Sul web la vita è in vetrina

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Ognuno di noi possiede una propria identità digitale, così, quando cerchiamo informazioni in rete su un’altra persona e viceversa, è come se ci si desse una specie di “stretta di mano digitale”: non è detto che ciò che troviamo corrisponda necessariamente alla verità, che sia completo o esaustivo, però, inevitabilmente, guiderà le nostre percezioni. Infatti, se cerchiamo un ristorante thailandese in cui andare a mangiare e ne troviamo uno con un mucchio di recensioni negative, non importa se vere o false, alla fine decideremo di scartarlo. Non ci interessa verificare o correre il rischio: opteremo per il locale ben recensito e amen. Il reputation manager entra appunto in questo eco-sistema digitale plasmandolo in maniera adeguata rispetto alle esigenze del soggetto interessato. Attenzione: questo tipo di intervento è differente dal curare una pagina Facebook o un sito. In quei casi non stiamo parlando di reputazione, ma di ciò che un soggetto dice di se stesso. È solo un pezzetto piccolo della partita, perché la reputazione è data da ciò che gli altri dicono di noi quando siamo “nell’altra stanza”. Di conseguenza, il wrm (web reputation manager) non deve governare gli asset aziendali o personali, ma deve occuparsi di tutto il resto dell’informazione che esiste. Si tratta di una massa enorme da gestire: la nostra è una forma di ingegneria buona che serve per progettare un’identità digitale in maniera adeguata. Progettare non significa falsificare: vuol dire semplicemente evidenziare gli elementi ritenuti di maggior valore e più rappresentativi dell’immagine che un soggetto vuol dare all’esterno. Si tratta di un’aspirazione più che lecita. Non riguarda ovviamente solo i contenuti scritti ma anche le immagini: è fondamentale l’ordine di apparizione delle immagini in una ricerca, perché le prime immagini influenzano senza sconti la percezioni.

 

Nell’ intervista a Uomini e Donne della Comunicazione parliamo a tutto campo delle evoluzioni del mondo online, della professione del Reputation Manager, dell’importanza dell’identità digitale per le persone e i brand e della sua funzione nella comunicazione politica, della pericolosità delle fake news e di come è cambiato il sistema informativo.

L’intervista completa su UominieDonneComunicazione.it

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