La caduta delle stelle

 
di Andrea Barchiesi in: FocusNews
21 Gennaio 2019 3 min
Da uomo immagine a problema di immagine il passo è sempre più breve e la caduta sempre più rovinosa. I cicli di creazione e distruzione diventano sempre più accelerati.   Cinquantasei milioni di messaggi di testo, più di tre milioni e mezzo di ricerche su Google, quattro milioni e mezzo di video visualizzati: sono solo alcune delle cose che accadono in Rete in un solo minuto[1]. Numeri impressionanti, se ci fermiamo a riflettere, che danno l’idea di quanto l’informazione con lo sviluppo del digitale abbia subito un cambio di passo epocale dal punto di vista della velocità di diffusione e consumo. A questo uniamo il fatto che ognuno di noi è praticamente diventato un editore che si sente titolato ad interloquire, spesso mediante insulti, perfino con il Presidente della Repubblica. Di fatto stiamo navigando in acque inesplorate. Ma quali sono le conseguenze di questo cambiamento? Sono molte ma vorrei focalizzare l’attenzione su una in particolare che in modo strisciante, inosservata, si sta infilando nelle menti: Consumiamo sempre più rapidamente l’interesse per un argomento o un soggetto. E lo distruggiamo. Osservando i fenomeni in rete è evidente, eravamo tutti Charlie Hebdo, per settimane le foto dei profili hanno preso i colori francesi, poi nei successivi casi le settimane sono diventate giorni e i tutti pochi, la reazione sempre più ridotta. L’attentato di Berlino addirittura quasi marginale, sui successivi a malapena un post. Assuefazione. I cicli sono sempre più veloci e divorano sempre più rapidamente qualunque fatto. I personaggi pubblici non fanno eccezione a questo fenomeno, anzi. Renzi in soli tre anni ha compiuto un’ascesa formidabile e una discesa talmente repentina da non trovare spiegazione solo nelle scelte e nella politica. Molte di queste  ragioni si celano nella comunicazione attuale e nelle sue conseguenze sociali. Del resto stiamo sperimentando, stiamo maneggiando oggetti relativamente nuovi, ancora inconsapevoli delle conseguenze di medio lungo termine. Questa riflessione vuole essere un primo avviso sugli “effetti collaterali” di questa comunicazione. Tremendamente efficace sul breve ma tossica nel tempo. Un altro caso recente di ascesa e discesa fulminea è quella di Danilo Toninelli senatore del Movimento 5 stelle a cui è stato affidato il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, uno tra i dicasteri chiave per cercare di realizzare alcuni dei punti fondamentali del programma politico dei pentastellati. Nato a Soresina, paese di novemila anime in provincia di Cremona, entra in Parlamento nell’ormai lontano 2013 riuscendo a distinguersi dai suoi colleghi e diventando in breve tempo uno degli esponenti del movimento più vicini al capo politico Luigi Di Maio. La giovane età, il capello riccio ma ordinato, il suo aplomb lombardo e il suo impeccabile savoir faire producono inizialmente molte attese e numerosi consensi online da parte di elettori e utenti fiduciosi. Ma il successo e la stima consacrata col suo ministero si consuma velocemente nello spazio digitale e il grillino scivola in una serie di #epicfail soprattutto sui social network. Tra selfie fuori luogo, nomine sbagliate, fake news e lapsus linguae, Toninelli si trasforma in poco tempo da uno degli uomini immagine a problema di immagine per il governo pentastellato. Su Facebook si sono create delle vere e proprie pagine che scherniscono il Ministro lombardo, come ad esempio “Aggiornamenti quotidiani sullo stato di concentrazione di Danilo Toninelli” con ben 3.213 like e 3.296 followers. Questa storia, a suo modo triste, insegna anche che la discesa verso l’oblio non è placida e costellata di indifferenza ma di odio feroce e scherno. Anche Renzi subisce tuttora un’onda di ostilità senza precedenti. Lo stesso Di Maio sta registrando una preoccupante flessione della popolarità a pochissimi mesi dall’apice che lo ha consacrato alla guida del partito. Governare la comunicazione al tempo dei social network è come scendere delle rapide: Si può prendere molta velocità a favore di corrente (populista) ed è al contrario quasi impossibile risalire la corrente stessa. All’aumentare della velocità però arriva un punto critico che possiamo definire di inversione in cui improvvisamente la popolarità si degrada e ci si schianta contro le rocce (antagonismo). Serve una comprensione molto chiara delle fasi e saper modulare l’intensità della presenza mediatica all’approssimarsi della velocità critica. Salvini sta navigando molto bene a favore di corrente, ha preso molta velocità staccando nettamente gli altri, deve ora fare molta attenzione ad indentificare il punto di inversione e saper frenare al momento giusto. I social in fondo sono come lo spread, non si può giocare sempre al rialzo. [1] Infografica di Lori Lewis e Chadd Callahan di Cumulus Media.