Alcuni film degli anni ’80 trasformavano dei giochi in sfide mortali. In un film distopico dell’87 interpretato da Arnold Schwarzenegger e ambientato in un ipotetico 2017, il governo americano, divenuto regime totalitario (so cosa state pensando), con l’economia globale al collasso, anestetizza la popolazione con un gioco tv chiamato “The Running Man”. In ogni puntata dei prigionieri vengono liberati in uno scenario sotterraneo, lo scopo del gioco è semplice: degli inseguitori (gli sterminatori) li devono uccidere nel modo più coreografico possibile, a beneficio di un pubblico adorante. Qualora i prigionieri riescano a superare incolumi i quattro quadranti del gioco (ciascuno suddiviso in cento aree) entro tre ore saranno liberi.
Uno scenario distopico da cui oggi l’esercito ucraino sembra aver attinto a piene mani per mettere in piedi una vera e propria gamification della guerra. I conflitti sono cambiati, oggi vi sono delle divisioni specializzate nei droni. Queste non richiedono le caratteristiche tipiche del soldato, forza, resistenza, tenacia ma piuttosto quelle di chi gioca ai videogames: velocità operativa con un gamepad, occhio, strategia, velocità. Magari mangiando merendine nel mentre. Queste divisioni specializzate competono tra loro a chi elimina più bersagli, chi uccide di più. Hanno introdotto un sistema a premi chiamato “e-Points” nel quale le missioni vengono valutate attraverso un punteggio. Il sistema premia le unità che eliminano soldati russi o distruggono equipaggiamento militare e caricano una prova video all’esercito, il quale assegna loro punti che possono essere utilizzati per acquistare droni, robot terrestri, sistemi di guerra elettronica e altro equipaggiamento dal mercato governativo Bravel, una piattaforma interna che è una sorta di “Amazon” per la tecnologia militare, come lo hanno definito gli stessi funzionari dell’esercito ucraino.
Ogni bersaglio ha un peso diverso. Un carro armato ha un valore diverso rispetto a un mezzo leggero, un operatore di droni rappresenta un obiettivo diverso rispetto a un soldato senza competenze specialistiche, un prigioniero può offrire informazioni e vantaggi che un combattente eliminato non può più fornire. La vita di una persona entra dentro un sistema di calcolo costruito per stabilire quale risultato abbia maggiore utilità militare. Online sono disponibili tantissimi video registrati dai droni che alimentano questo gioco della morte. Devo fare una importante precisazione: quello che scrivo non è per dare un giudizio sull’Ucraina, si stanno difendendo da una aggressione, e cercano in inferiorità di mezzi delle soluzioni alternative. È una riflessione sul senso dei conflitti, sul fatto che assuma le dinamiche di un gioco, una distanza, una freddezza impersonale. Il linguaggio adottato è lo stesso dei videogiochi con classifiche, obiettivi e ricompense. E funziona, ha una tremenda efficacia.
È una cosa pazzesca anche solo da immaginare, che cambia tutti gli scenari, a cominciare dalla questione morale. La scelta resta nelle mani di chi conduce l’operazione, ma avviene dentro un ambiente lontano che misura ogni risultato e assegna un valore alle conseguenze. L’azione viene osservata, classificata e collegata a una ricompensa. Il sistema dei punti determina di fatto la scelta di prendere una decisione piuttosto che un’altra. La distanza introdotta dal drone riguarda anche il modo in cui l’evento viene percepito. Chi opera davanti a uno schermo vede un’immagine, riceve una conferma, ottiene un risultato. Un premio. Dietro quella sequenza ci sono persone, ma il sistema restituisce dati: coordinate, obiettivi raggiunti, punti assegnati. Il meccanismo ricorda quello che governa le piattaforme digitali. Un comportamento viene registrato e trasformato in una misura; la misura produce una classifica; la classifica orienta le scelte successive. Nel commercio online, nel lavoro gestito attraverso applicazioni, nei social network, il punteggio è diventato un modo per organizzare le relazioni tra utenti e sistemi. Applicato alla guerra, lo stesso principio assume conseguenze diverse. È un passaggio di testimone dalla responsabilità alla cruda efficienza.
L’Ucraina ha presentato il sistema lo scorso anno, offrendo inizialmente le ricompense più elevate per gli attacchi contro equipaggiamenti di valore come carri armati e lanciamissili. Successivamente, il sistema è stato esteso per premiare le missioni di ricognizione e le operazioni che coinvolgono sistemi robotici terrestri, nonché le azioni di cecchini e squadre mobili di difesa aerea che abbattono i droni d’attacco Shahed (Iraniani). La cosa preoccupante non è solo che da oggi uccidere persone è quasi indistinguibile da una partita di Fortnite (videogame giocato da milioni dei nostri ragazzi) ma che richieda anche le stesse capacità.
La mia rubrica pubblicata questo mese su Prima Comunicazione
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