Negli ultimi mesi, due casi hanno acceso i riflettori su un fenomeno antico tanto quanto la rete: la diffusione di contenuti sessisti e non autorizzati.

Il sito Phica (che occupava due domini, .eu e .net), presentato come archivio di immagini femminili, e il gruppo Facebook “Mia moglie”, popolato da decine di migliaia di iscritti, sono saliti alla ribalta grazie alle denunce di personalità pubbliche. Ma la loro esistenza non era affatto nuova: erano online da anni, frequentati da un pubblico fidelizzato e ignorati dalla maggioranza.

Il meccanismo è sempre lo stesso. Spazi organizzati, capaci di generare interazioni, scambi e un vero e proprio ‘mercato’ di contenuti. All’interno di queste pagine gli utenti condividevano fotografie intime – in gran parte prese senza consenso – accompagnandole a commenti espliciti, battute sessiste, narrazioni umilianti.

Il primo aspetto che salta agli occhi è la perdita della controllabilità: non abbiamo più il controllo sulla nostra immagine. Nel digitale, non serve ‘rubare’ una foto, basta clonarla. Strumenti sempre più accessibili permettono di manipolare e diffondere contenuti falsi in pochi clic, talvolta generati anche con l’ausilio dell’intelligenza artificiale.

Le forze dell’ordine – che svolgono un lavoro prezioso – e il diritto stanno rincorrendo fenomeni che viaggiano più veloci. Rimediare è possibile, ma complesso: contano dove risiede il dominio, quanto tempo è trascorso, quali norme si applicano. Più si aspetta, più il contenuto si replica e diventa difficile da eliminare.

Per questo, l’identità digitale va curata come quella ‘reale’: si monitora, si protegge, si interviene subito. Significa, concretamente, impostare alert sul proprio nome e verificare periodicamente con la ricerca inversa delle immagini, conservare prove, chiedere la rimozione tramite i canali ufficiali di piattaforme e hosting e, quando serve, coinvolgere professionisti e autorità competenti.

La velocità fa la differenza: può trasformare una crisi potenziale in un problema contenuto o, viceversa, in un danno irreparabile.

Ne ho parlato con Gianluca Nicoletti a Melog, su Radio 24.