In queste settimane, tra rischi di stagflazione e timori di recessione, l’attenzione è altissima. I manager non sono persone comuni. Sono abituati a navigare in acque tempestose. Ed è proprio in questi passaggi che la visione si allunga. Il rischio emergente è molto sentito, anche perché alle tensioni economiche e geopolitiche si somma l’incertezza legata alle nomine nelle partecipate.
Stiamo vivendo una fase tattica, in cui, non riuscendo ancora a definire con precisione uno scenario di lungo periodo, si agisce nel breve, con scelte pragmatiche e progressive. Vale per le imprese, vale per i governi, vale per gli equilibri geopolitici.
Le banche, almeno in parte, sembrano fare eccezione. Hanno cercato di compiere un passo in avanti, puntando sul consolidamento e su una visione futura di banca europea, e quindi globale.
In questo scenario si inseriscono alcune delle partite manageriali più interessanti del momento.
Nella difesa, Roberto Cingolani (Leonardo) mostra un andamento oscillatorio dal punto di vista reputazionale. Da un lato, pesano gli ottimi risultati industriali, dall’altro la risposta della Borsa e, in parte, una fiducia che resta esposta alla volatilità del contesto. È il segno di una fase in cui la performance, da sola, non basta più a stabilizzare la percezione del mercato.
Sul fronte bancario, Andrea Orcel ha rafforzato la sua presa su Commerzbank, ma continua a scontrarsi con un’opposizione molto forte, sia da parte del Governo tedesco sia della stessa banca. Ma Orcel non è un manager incline ad arretrare, per cui mi aspetto che la sua azione prosegua con determinazione.
C’è poi il tema dell’energia, con Claudio Descalzi, Flavio Cattaneo e Renato Mazzoncini impegnati su partite differenti, ma tutte collocate dentro uno stesso quadro strategico, in cui il petrolio continua a rimanere un elemento centrale.
Ho parlato della classifica di Reputation Manager con Mariangela Pira nel nostro consueto appuntamento bimestrale a Business, su Sky TG24.