I tre esponenziali

Tre fenomeni esponenziali stanno per convergere. E noi rischiamo di non avere alcun controllo

Una delle più antiche leggende dell’India racconta di Sissa ibn Dahir, un saggio a cui la tradizione attribuisce l’invenzione degli scacchi. Quando il sovrano indiano Re Shihram gli offrì una ricompensa per il dono ricevuto, Sissa chiese soltanto un chicco di riso sulla prima casella della scacchiera, da raddoppiare su ciascuna delle successive. Il re accettò sorridendo, convinto di trovarsi di fronte a una richiesta modesta. Ben presto comprese l’errore: in realtà la quantità di riso promessa era talmente enorme da superare le risorse del suo stesso impero. Il sovrano era caduto in un esponenziale.

Gli psicologi lo chiamano Exponential Growth Bias: la tendenza a immaginare il futuro come una prosecuzione lineare del presente. La ragione nelle nostre origini evolutive. In natura i fenomeni più visibili sono lineari. Per centinaia di migliaia di anni il cervello umano si è sviluppato in un ambiente dove quasi tutto da cui dipendeva la sua sopravvivenza si evolveva in modo lento e lineare. Un gruppo di cervi non passa da dieci a cento esemplari nel giro di pochi giorni. Un bosco non raddoppia la propria estensione ogni settimana. Per milioni di anni la linearità è stata una buona approssimazione della realtà. Un celebre esperimento propone questo scenario: una ninfea raddoppia ogni giorno la superficie che occupa in un lago. Se il lago è completamente coperto il trentesimo giorno, quando era coperto a metà? La risposta corretta è il ventinovesimo giorno. Eppure, la maggior parte delle persone indica una data molto precedente.

Perché non comprendere gli esponenziali è un grosso problema? Perché il mondo è nel pieno di una fase esponenziale. Ed è per questo che stiamo sbandando senza capire cosa stia accadendo. E tutto questo peggiorerà di molto poiché stiamo entrando in una fase con tre esponenziali che si andranno a sommare. Il primo esponenziale è quello già in atto, quello dell’intelligenza artificiale. I modelli di AI stanno migliorando a una velocità che pochi avevano previsto. Ogni nuova generazione aumenta le capacità cognitive, amplia il contesto e riduce i costi. Già oggi milioni di persone utilizzano quotidianamente sistemi in grado di svolgere attività intellettuali che, fino a ieri, erano considerate esclusivamente umane. Si parla già di lavori che verranno sostituiti dall’AI. Ed è una cosa concreta.

Il secondo esponenziale è quello dei chip. Dagli anni Sessanta osserviamo un fenomeno che continua a sorprendere. La capacità di calcolo cresce seguendo una traiettoria che, nonostante periodici annunci della sua fine, continua ad accelerare grazie a nuove architetture, GPU dedicate, acceleratori neurali, fotonica e innovazioni nei processi produttivi. Il terzo esponenziale è la robotica. Per decenni i robot sono rimasti confinati nelle fabbriche. Oggi stanno uscendo dalle gabbie industriali per entrare nel mondo reale. L’integrazione con l’intelligenza artificiale consente loro di comprendere l’ambiente, adattarsi e apprendere. Goldman Sachs stima che il mercato globale dei robot umanoidi possa raggiungere i 38 miliardi di dollari entro il 2035 e che il numero di unità operative aumenterà rapidamente nel corso del prossimo decennio. Diverse previsioni industriali indicano che entro il 2030 potrebbero essere presenti oltre un milione di robot umanoidi nel mondo. La vera novità, tuttavia, non è rappresentata dai singoli fenomeni. La vera novità è che questi tre esponenziali si alimentano reciprocamente.

L’intelligenza artificiale rende i robot più intelligenti. I chip rendono l’intelligenza artificiale più potente. I robot contribuiscono a costruire fabbriche, componenti elettronici e infrastrutture. Quindi i robot costruiranno altri robot. Questo è il punto in cui l’umanità sperimenterà uno sviluppo inimmaginabile. I tre esponenziali. Per la prima volta nella storia una quota crescente della capacità produttiva potrebbe essere destinata a creare nuova capacità produttiva senza un intervento umano proporzionale. In termini semplici, le macchine potrebbero contribuire a costruire altre macchine, che a loro volta contribuiranno a costruirne altre ancora. E qui emerge il vero problema: continuiamo a osservare il fenomeno con una mente progettata per un mondo lineare. Prenderemo decisioni semiciechi e con la lentezza di un bradipo in un sistema che vola a migliaia di kmh. Tutto questo ci sta portando prima di quanto immaginiamo al fatto epocale: non saremo più i più intelligenti della terra. Quella che Ray Kurzweil definisce la singolarità (termine non a caso riservato in fisica per i buchi neri). La domanda non è se accadrà, la vera domanda è come potremo governare un fenomeno che avrà impatti ad ogni livello, sociale, lavoro, esistenziale, economia, potere, militare, comunicazione, democrazia con le nostre menti antropologicamente sviluppate per cacciare selvaggina? Va messo subito in agenda. In alto.

La mia rubrica pubblicata questo mese su Prima Comunicazione