Cosa significa oggi gestire la reputazione? Nel mondo digitale tutto resta per sempre. Noi dimentichiamo, la rete no.

Il nostro mestiere non è quello della comunicazione. L’ingegneria reputazionale non consiste (solo) nel decidere che cosa dire in base a un piano strategico. La vera sfida è organizzare tutto ciò che è già stato detto, come se fosse un enorme magazzino nel quale dobbiamo scegliere cosa esporre in vetrina e cosa lasciare in fondo agli scaffali.

Il come farlo è la parte più complessa, ed è proprio lì che si gioca la differenza tra una reputazione lasciata al caso e una costruita con metodo.

Ogni contenuto pubblicato online può essere scomposto, decontestualizzato e ricollocato in cornici comunicative imprevedibili. Nel digitale il contesto è crollato. Per questo dobbiamo progettare il contenuto in chiave atemporale: ciò che oggi appare innocuo domani, fra cinque o dieci anni, potrebbe diventare socialmente o economicamente impresentabile. In più, se il contenuto non è ottimizzato per l’algoritmo, rimane sommerso, come una barca bucata nel mezzo di una tempesta.

Ne ho parlato su Urania TV, nella trasmissione L’Economista: