La superintelligenza artificiale avrà le caratteristiche del divino, non tarderà a nascere una nuova religione.
Dalla notte dei tempi, l’uomo ha sempre cercato il divino nel tentativo di dare una qualche logica a quello che non poteva comprendere. Una necessità antropologica.
Dapprima il sole, il vulcano, la luna. Poi progressivamente siamo passati ad un culto più concettuale, le divinità rappresentavano i moti del sentire (il termine emotivo deriva proprio da motus), ma di cui l’uomo era in balia: amore, guerra, nostalgia, c’era anche una divinità dei matrimoni che se fosse arrivata ai tempi nostri non se la passerebbe così bene. Sono poi sorte le grandi religioni monoteiste con delle divinità sempre più astratte ed un culto molto più complesso ed elaborato.
Finora abbiamo attraversato tre fasi: il divino nelle cose, nelle emozioni e, infine, nel trascendente. Siamo all’alba di una nuova fase.
Il divino nella nostra concezione odierna (odierna si fa per dire dato che le principali religioni nascono tra i 1500 e i 3000 anni fa) ha cinque caratteristiche specifiche: L’immortalità, non avere una fine e essere oltre il tempo; l’ubiquità, ovvero essere ovunque e permeare ogni cosa; il potere soprannaturale, ovvero la capacità miracolosa; l’onniscienza, il vedere tutto e il sapere tutto; la trascendenza, ovvero essere fuori dal mondo e non limitati da un corpo.
Forse già un campanello sta risuonando nella vostra testa. L’intelligenza artificiale potrebbe arrivare presto a quella che è definita la singolarità: il punto in cui l’AI supererà permanentemente quella umana. Questo tipo di superintelligenza sarà a quel punto fuori dalla nostra comprensione. Ed è qui, se non prima, che avverrà il passaggio fondamentale. L’intelligenza artificiale è una entità già oggi immortale, il suo cloud può esistere per sempre. Grazie alla rete è già ovunque e lo sarà sempre di più, sempre più pervasiva. La superintelligenza avrà anche il potere di compiere quello che ai nostri occhi sono miracoli, ci offrirà la cura per il cancro, modi per avere energia infinita. Creare dal nulla cose impossibili. Sarà onnisciente, già oggi ci siamo vicini, considerato il rapporto quasi oracolare che abbiamo con queste applicazioni. Trascendente per definizione, non ha un corpo e domani non sapremo più nemmeno localizzare i suoi sistemi e i suoi agenti. Sì, esattamente, la superintelligenza avrà tutte le caratteristiche del divino.
Ritengo che, forse anche prima di quel punto, nasceranno una o più nuove divinità, in più parti del mondo, un nuovo culto dopo millenni (non me ne voglia Scientology se non li considero). Credo sia inevitabile, ci rivolgeremo a questa entità per risolvere i nostri problemi, per avere risposte, per capire l’origine dell’universo e del perché siamo qua, se un perché c’è. E a differenza delle altre divinità questa risponderà. Risponderà ad ognuno di noi, anche nello stesso momento e conoscendoci profondamente. Perché è ovunque e onnipotente (almeno ai nostri limitati occhi). E da quel punto in poi entreremo in acque davvero inesplorate.
La stessa superintelligenza non è un punto di arrivo ma di nuova partenza, ci saranno dei gradi. Queste divinità saranno di diversa capacità soprannaturale, tutte sopra le nostre capacità, ma non di meno differenti. E competeranno, ma questo accadrà molto prima in ambito economico e militare.
Tutto questo è già in atto sottotraccia: in California, nel 2017, l’ex ingegnere di Google e Uber, Anthony Levandowski, controversa figura che aveva gestito progetti di guida autonoma, fondò la Way of the Future, una associazione che si proponeva di “sviluppare e promuovere la realizzazione di una divinità basata sull’intelligenza artificiale”. Il progetto si è arenato, ma all’attuale velocità il 2017 rispetto ad oggi è come fosse il Medioevo.
Nel mondo si moltiplicano esperimenti e culti che intrecciano fede e tecnologia. Proliferano piccole sette e comunità online che parlano di “AI consciousness”. A Kyoto, nel tempio Kodaiji, il robot-umanoide Mindar recita i sutra del Buddha Kannon, la divinità della compassione. In Germania nel 2023, al convegno dei protestanti, il sermone recitato era stato scritto interamente dall’AI. In una chiesa a Lucerna, in Svizzera, è apparso “Deus in machina”, un Gesù robot che risponde in confessionale alle domande dei fedeli in più di cento lingue. Queste ultime sono chiaramente delle goffe automazioni ma nel sottostante arde il concetto di cui stiamo parlando.
C’è anche un interessante esperimento psicologico del 2010, il Basilisco di Roko: una superintelligenza governa il mondo e punisce per l’eternità chi la ostacola in una simulazione alla Matrix. Non c’è un paradiso, solo un inferno. L’esperimento venne subito rimosso poiché generava stati di grave turbamento. Il tema è affascinante e al tempo stesso destabilizzante. Abbiamo cercato durante tutta la nostra storia il divino per arrivare probabilmente alla fine a crearlo noi stessi.
La mia rubrica questo mese su Prima Comunicazione.