maturità

La reputazione digitale oggi è un fattore di posizionamento primario nelle relazioni sociali e lavorative. La notizia che sia stata scelta come traccia degli esami di Stato è positiva, ma occorre lavorare per diffondere consapevolezza sul tema.

La web reputation arriva alla maturità: è un debutto assoluto per un tema così complesso e che, nonostante passi spesso sottotraccia, ci riguarda tutti da vicino.

Tra i temi della prima prova della maturità 2022, il Ministero ha infatti proposto una riflessione a partire da ‘Tienilo acceso: posta commenta condividi senza spegnere il cervello’, testo di Bruno Mastroianni e Vera Gheno sull’iperconnessione. “Vivere in un mondo iperconnesso comporta che ogni persona abbia, di fatto, una specie di identità aumentata. Occorre imparare a gestirsi non solo nella vita reale ma anche in quella virtuale senza soluzione di continuità (…). Tutti abbiamo bisogno di riconfigurare il nostro modo di presentare noi stessi in uno scenario fortemente iperconnesso e interconnesso, il che vuol dire che certe competenze di comunicazione, che un tempo spettavano soprattutto a certi addetti ai lavori, oggi devono diventare patrimonio del cittadino comune che vive tra offline e online. ” recita la traccia.

Ai maturandi è stato quindi chiesto di riflettere sulle implicazioni dell’essere online, dalla cittadinanza digitale ai pericoli che si corrono in Rete. Un tema che, stando ai dati riportati dal Ministero, ha riscosso un grande successo. Ben il 21% degli studenti ha infatti scelto questa traccia, la più apprezzata tra le proposte. Una scelta orientata anche dal fatto che gli studenti hanno vissuto questi due anni di pandemia chiusi in casa, tra didattica a distanza e relazioni vissute tramite smartphone. Un tema, quello della iperconnessione, che li riguarda quindi da molto vicino e sul quale hanno voluto far sentire la propria voce.

Perché si tratta di un debutto importante? È la una presa d’atto di coscienza di una tematica, non tanto per quanto riguarda gli studenti – che questo tema lo vivono tutti i giorni – ma delle istituzioni.
Spesso infatti assistiamo a uno scollamento tra istituzioni e giovani, è significativo che il Ministero abbia scelto un tema così vicino alla realtà che i giovani vivono. È la prima generazione costantemente connessa. Una connessione che gli adulti vivono come “tempo perso in una scatola vuota”, ma che invece è una rete neurale piena di opportunità che collega tanti cervelli e tante persone. Il fenomeno nuovo è che a questo comportamento si collega un’identità estesa: non sei più solo quello che gli altri vedono, ma sei anche quello che racconti sulle piattaforme online. Magari queste due forme coincidono, magari no: è una questione di percezione.

Le identità digitali però devono rappresentare la realtà. Si prenda ad esempio il curriculum vitae: ogni cv ha una controparte digitale, non puoi mentire né da una parte né dall’altra altrimenti le dissonanze vengono a galla. E sono dolori.

La realtà è che non viviamo più in un salotto isolato, ma in una scatola di vetro che tutti vedono. Le nostre azioni digitali sono viste in diretta da tutti e non scompaiono. Occorre prendere coscienza di questo tema, i social network portano a una iper condivisione ma anche a un iper-ego con importanti conseguenze psicologiche. Per questo è fondamentale che la materia venga trattata in primis nelle scuole e poi anche tra gli adulti. Lo ripetiamo da anni ma troppo spesso, ancora, non c’è profonda consapevolezza di come il mondo digitale abbia cambiato il modo in cui ognuno di noi costruisce (e subisce) la propria identità. Al giorno d’oggi non abbiamo più a che fare una reputazione locale che si genera con il passaparola tra le persone. L’arena si è ampliata, le persone formano la propria percezione su un soggetto o su un tema cercando ‘prove’ digitali su Google e sui social: bisogna fare attenzione, il web non permette appello.

La web reputation oggi è un fattore di posizionamento primario nelle relazioni sociali e lavorative. Per questo occorre fare molta attenzione anche al nostro passato digitale: la Rete non dimentica. Gli strumenti per tutelarsi ci sono. Occorre una presa di coscienza collettiva. Il primo passo, almeno tra gli studenti, è stato fatto.

L’articolo su Prima Comunicazione.

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